La nuova e prestigiosa sede del
museo della cattedrale ha trovato collocamento nel complesso di S. Romano – ex chiesa e convento dei monaci benedettini dell’abbazia di Fruttuaria, poi dei Canonici regolari di S. Agostino -, i beni già esposti nella sala settecentesca sovrastante l’atrio della
Cattedrale, in passato.
Il nuovo percorso comincia nello spazio del convento, dove si conservano un innario, un salterio e ventidue corali atlantici rinascimentali, miniati da Guglielmo Giraldi (caposcuola della miniatura ferrarese della prima metà del Quattrocento), Jacopo Filippo Argenta, martino da Modena e Giovanni Vendramin. Alcuni progetti e un modello ligneo, databili all’ultimo decennio del Settecento, permettono di ricostruire le vicende del concorso di allora per completare il campanile quattrocentesco.
Lapidi iscritte di diversa provenienza e due parapetti di ambone, originariamente nell’antica
Cattedrale di Voghenza, opera di maestranza ravennate dell’VIII secolo, completano il primo ambiente. È nell’ampia aula dell’antica chiesa che sono state accolte le opere più preziose del
museo, a cominciare dalle splendide ante per l’organo della
Cattedrale che Cosmè Tura realizzò nel 1469. Occorre sottolineare che l’attuale disposizione delle ante consente la visione delle raffigurazioni sia esterne – S. Giorgio che uccide il drago e la Principessa – che interne – l’arcangelo Gabriele e la Vergine. A Tura è attribuita anche una piccola scultura che rappresenta S. Maurelio.
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