Per abituare i ferraresi al governo pontificio nel corso del 1598 il papa Clemente VIII risiede per sei mesi in città, per la quale si prospetta d’ora in poi un nuovo assetto istituzionale.
Ferrara, da subito e negli anni a venire, risente anche sul piano architettonico del cambiamento intercorso in quanto pontefici e cardinali legano il loro nome a costruzioni ed opere di abbellimento, che vogliono celebrate e ricordate, per esempio:
via delle scienze, 17 (Palazzo Paradiso, Biblioteca Ariostea)
piazza Trento-Trieste (loggia di S. Crispino, prospetto in alto)
Viene intrapresa ogni iniziativa che tenda a far dimenticare il vecchio dominio estense.
Nuove istituzioni vengono fondate, destinate a collaborare o comunque a vivere accanto a quelle che mettono in essere, tramite il potere dei cardinali legati, il dominio della Chiesa di Roma.
I GESUITI A FERRARA
La compagnia di Gesù sorge nella prima metà del XVI secolo per iniziativa di Ignazio di Loyola ed è approvata da papa Paolo III nel 1540.
Tra le attività cui i gesuiti si dedicano, sin dagli inizi, vi sono la predicazione, l’educazione del clero nei seminari e dei giovani nei collegi, la formazione spirituale di principi e sovrani di cui diventano spesso consiglieri influenti.
La Ratio Studiorum del 1559 definisce il loro metodo educativo, fondato sui principi dell’umanesimo e sugli ideali della controriforma.
Dopo un lungo periodo di formazione teologica e culturale, i gesuiti , oltre ai tre tradizionali voti di castità, povertà e obbedienza, si legano al Papa attraverso un quarto voto con il quale si impegnano nelle missioni affidate loro dalla Santa Sede; tali missioni di apostolato e di proselitismo religioso hanno come fine l’espansione dei confini del mondo cattolico.
A seconda delle proprie caratteristiche individuali, ogni membro della Compagnia viene destinato dai Superiori, incaricati della scelta, ad una specifica attività e ad un determinato luogo: la volontà personale è sacrificata a un imperativo più alto, di cui il Superiore costituisce il tramite indiscusso.
Fin a quel momento la storia delle missioni cattoliche ha visto l’impegno in particolare di francescani, domenicani e agostiniani; è per volontà del re del Portogallo Giovanni III che per la prima volta vengono coinvolti anche i gesuiti (tra i quali ricordiamo Francesco Saverio e Matteo Ricci).
Dopo gli inizi, a Ferrara la presenza dei gesuiti si collega ad eventi di particolare rilievo a partire dalle prime iniziative a favore della riforma cattolica.
In età estense, oltre al passaggio dello stesso Ignazio, si registrano sia la presenza dei compagni di lui, Rodriguez e Jay, protetti da Vittoria Colonna, che la conversione di Renata di Francia.
Nel 1675 i gesuiti ottengono in eredità alcune case di fronte alla loro chiesa da Felicita Passatelli Conti; una volta abbattute, prende il loro posto l’attuale piazza che rende visibile da Corso Ercole I d’Este la chiesa dei gesuiti.
La devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio favorisce l’attività dei gesuiti dal momento che Clemente VIII si serve principalmente di architetti appartenenti all’Ordine per avviare grandi progetti idraulici di sistemazione dei fiumi del ferrarese: il taglio di Porto Viro per deviare il ramo principale del Po e la disalveazione del Reno dal Po di Primaro con l’immissione delle sue acque nelle valli tra Ferrara e Bologna.
I gesuiti Giovanni de Rosisi (Rosa) e Agostino Spernazzati sono due architetti che hanno portato a termine questo progetto.
L’interdetto di Venezia è l’altro rilevante evento che porta a Ferrara diversi gesuiti tra i quali, il più celebre, Antonio Possevino (che dimora a Ferrara fino alla sua morte).
Il contrasto tra il Senato veneto e la Chiesa di Roma nasce a causa dell’imposizione di vincoli all’accrescimento delle proprietà ecclesiastiche da parte del governo della Serenissima (1604) e si aggrava quando, poco tempo dopo, a causa della messa a giudizio dai tribunali della Repubblica di due preti, papa Paolo V condanna il procedimento contro i due e considera violati i loro diritti.
Nella disputa tra Venezia e Paolo V, che in seguito minaccia l’interdetto (una specie di scomunica collettiva) i gesuiti, i teatini e i cappuccini prendono posizione a favore di Roma e per questo vengono cacciati dal territorio della Repubblica.
Dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato della Chiesa, l’attività dei gesuiti si lega al grande fiorire degli studi scientifici, nei quali brillano i ferraresi Niccolò Cabeo2 , Giambattista Riccioli3.
2 NICCOLO’ CABEO (Ferrara 1586- Genova 1650). Fisico e astronomo. Effettua esperienze di elettrostatica. Nella sua Philosophia magnetica (Ferrara, 1629) accetta i risultati sperimentali dell’opera di William Gilbert ma si rifiuta di considerare la terra come un magnete; non ne ammette inoltre il moto.
3GIOVANNI BATTISTA RICCIOLI (Ferrara 1598 – Bologna 1671). Geografo e astronomo, Riccioli entra nel 1614 nella Compagnia di Gesù. È autore di un’importante Geographia et Hydrologia reformata Benati, Bologna 1661) mentre è meno rilevante la sua attività di astronomo: tenta di confutare le teorie copernicane nell’Almagestum novum (1651) e nell’Astronomia reformata (1665).
Nata l’esigenza di divulgare per iscritto la storia gloriosa della Compagnia, si decide di affidare questo compito a Daniello Bartoli che, con Pallavicino e Segneri, costituisce la triade dei grandi scrittori gesuiti dell’Italia del ‘600.
Nel febbraio 1551, in seguito all’incontro tra Francesco Borgia e Ercole II (figlio di Lucrezia Borgia) viene accordata, con l’appoggio del vescovo della città Alfonso Rossetti, l’apertura del Collegio dei Gesuiti di Ferrara, la cui fondazione risale al 5 giugno dello stesso anno, 1551.
A ricoprire la carica di governatore del collegio ferrarese viene chiamato Giovanni Pelletier, rettore del Collegio Romano appena fondato.
I corsi “more parisiensi” hanno inizio il giorno 1 ottobre in una casa presa in affitto, prima sede del Collegio, che ne acquisterà una definitiva, nell’attuale via Borgo dei Leoni, dopo soli tre anni nel maggio 1554.
I gesuiti godono dell’appoggio di Ercole II, grato alla Compagnia anche per la conversione della moglie Renata di Francia, in precedenza calvinista.
Per due secoli, in tutto il mondo, la Compagnia di Gesù dà un grande impulso all’edilizia pubblica attraverso la costruzione di chiese e collegi.
A Ferrara, superati i problemi finanziari grazie all’aiuto prestato da Maria Fressoni del Gesso, viene soddisfatta l’esigenza di un nuovo edificio di culto, che viene progettato da Giovanni Tristano, membro di una nota famiglia di architetti ferraresi, ed eretto nel decennio 1570-1580 nel luogo donato dalla Fressoni, nel vicino Borgo dei Leoni.
Sussidi per la costruzione della chiesa provengono anche dalla nuova moglie di Alfonso II, Barbara d’Austria, sepolta in questo stesso luogo in un sontuoso monumento marmoreo1.
1” E’ Magnifico per le statue è scolture che l’addornano il sepolcro dell’Arciduchessa Barbara d’Austria seconda moglie di Alfonso II ed ultimo duca di Ferrara morta l’anno 1572 che si vede in fondo al coro. Essa fu sposata in Ferrara l’anno 1565 assistendovi S. Carlo Borromeo Legato Apostolico costituito à tall’effetto dal sommo Pontefice Pio IV suo zio e fù piissima Principessa, che fondò il ricovero delle Zitelle povere di santa Barbara in capo alla Giovecca e diede molti denari à P.P (adri) della Compagnia per fare la loro chiesa, appresso de qualli vole esser sepolta positivamente avendoli per il Duca fatto quel nobile mausoleo”.
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